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Manfredini protagonista

Attiva-Mente Dalla difesa del Popolo del 31/01/10
Un recupero storico artistico funzionale al servizio educativo
L’istituto salesiano festeggia san Giovanni Bosco alla presenza dell’arcivescovo e dopo pochi giorni inaugura i lavori di restauro alla villa Ca’ Pesaro.

ESTE Doppio appuntamento all’istituto salesiano Manfredini.
Venerdì 29 l’arcivescovo mons. Antonio Mattiazzo presiede alle 11.15 una concelebrazione dei sacerdoti delle parrocchie del territorio nell’imminenza della ricorrenza liturgica (31 gennaio) di san Giovanni Bosco. La mattinata di festa, alla quale partecipano allievi, familiari ed ex allievi, anticipa di poco la giornata di inaugurazione dei lavori di restauro ultimati nella storica sede del Manfredini, villa Ca’ Pesaro.
L’inaugurazione è fissata per venerdì 5 febbraio alle 10.30. In programma un intervento del superiore provinciale dei Salesiani don Eugenio Riva, che ricorderà i 150 della congregazione e i 130 dalla visita a Este dello stesso fondatore san Giovanni Bosco; seguiranno, dopo i saluti del direttore e delle autorità, la relazione sul restauro a cura di Lorenzo Marsilio, e un intervento storico-artistico sulla villa, da parte dell’architetto Loris Fontana. A termine un buffet realizzato dagli alunni del centro di formazione professionale.
L’antica villa veneziana Ca’ Pesaro ha ritrovato le sue splendide pareti affrescate, ma in nome della crescita delle nuove generazioni. «Il nostro istituto non vuole essere un museo, ma un luogo per l’educazione cristiana e la crescita dei giovani – spiega don Carlo Giacomuzzi, oggi direttore dell’istituto Manfredini dopo un passato in missione in America latina – Pertanto abbiamo provveduto sì al restauro, ma con l’obiettivo di avere a disposizione un ambiente nel quale proseguire nel nostro cammino di servizio ai giovani».
L’intervento sul fabbricato ha permesso di ridare il primitivo splendore alla villa veneziana, della quale è stata ripassata la facciata che si apre sull’imponente selciato esterno e sui campi sportivi; all’interno sono stati quasi completamente rivisti i piani superiori, con un restauro conservativo e strutturale che ha permesso di riportare alla luce l’antica bellezza degli spazi interni.
Il settore mediano della villa è infatti ricco di ornamenti diversi, a partire dalle due scale ovali che si dipartono per salire e raggiungere una teoria di stanze che percorre tutta la lunghezza dell’edificio.
La stessa struttura si ritrova nel cosiddetto piano nobile e nel secondo piano, fatta eccezione per la sala delle feste che si sviluppa con un’apertura in doppia altezza con un ampio ed elegante ballatoio in legno.
Nell’ala ovest del pianterreno sono stati ritrovati alcuni affreschi sul soffitto, e nel piano nobile sono venuti alla luce altri importanti dipinti distribuiti su tutta la superficie degli ambienti.
Ancora nella sala delle vedute si incontrano altri due saloni affrescati con finti quadri, e infine nell’ala orientale del  sottotetto una stanza è stata affrescata con vedute veneziane.
Il lavoro di restauro, iniziato nel 2003, ha interessato dapprima le facciate e poi gli ambienti interni, con il consolidamento delle strutture portanti, il rifacimento dei pavimenti e la messa a norma dell’edificio. In particolare l’intervento sul salone centrale ha portato al recupero delle sue caratteristiche originarie, con lo sviluppo su due piani e l’allestimento del ballatoio, che un tempo era stato demolito.
La rimozione dell’intonaco sulla volta ha permesso di riportare alla luce la preziosa raffigurazione.
L’intervento vuole rappresentare, oltre a un atto dovuto di recupero e conservazione, un raccordo ideale tra il patrimonio culturale del territorio e le giovani risorse che sono chiamate a operare al suo interno.
Villa Ca’ Pesaro prende il nome dall’omonima famiglia veneziana, segnalata ad Este sin dal 15° secolo. La progettazione dell’edificio risale però a partire dal 1705, con un lavoro durato circa trent’anni. Nel 1813 la proprietà passa ai Gradenigo, e l’acquisto da parte del fondatore della congregazione salesiana, san Giovanni Bosco, con l’aiuto di alcuni benefattori atestini, risale al 1878. Prende da qui il via la presenza educativa dei religiosi, con il ginnasio liceo e il collegio maschile, che prosegue sino al 1992, quando viene scelto di proseguire nella missione educativa con il centro di formazione professionale.
Al momento la struttura accoglie circa 300 ragazzi della Bassa Padovana, suddivisi tra i cinque tipi di corsi: dai tradizionali nel settore elettrico, meccanico e termoidraulico, ai più recenti nell’ambito grafico e meccanico.
«La grafica continua a dare buone soddisfazioni, anche se il mercato del lavoro nell’area è ormai saturo – conclude don Giacomuzzi – Anche la gastronomia si afferma, con una trentina di iscrizioni per quest’anno. La nostra attenzione si sviluppa sul territorio, concentrando i corsi sulla gastronomia legata ai prodotti dei colli Euganei».
Le opere all’interno sono state realizzate con il contributo del ministero dei beni culturali, della regione Veneto e dell’istituto regionale per le ville venete, oltre alla provincia di Padova e al comune di Este. Hanno collaborato anche la società autostrade Padova-Brescia e la fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo.
Un contributo particolare è stato dato dall’ispettoria salesiana per il Triveneto, che ha voluto così ribadire l’impegno nel territorio.
Michele Santi



 

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