Dalla Difesa del Popolo del 24 Gennaio.
Dal 26 gennaio anche il pubblico italiano potrà vedere il film Bella del messicano Alejandro Monteverde, i cui echi poetici sul tema della difesa della vita da tempo giungono da oltreoceano. La storia di José, ex calciatore finito in prigione per aver investito e ucciso
una bambina, ora cuoco a New York nel ristorante del fratello e che aiuta la cameriera Nina a non abortire, è un’opportunità cinematografica piena di speranza in preparazione alla 32a giornata nazionale per la vita (7 febbraio).
Il film ha il pregio di farci intuire che i bambini sconvolgono sempre e comunque i nostri piani.
Quando giungono, quando non arrivano.
E anche quando sbucano dal ciglio della strada senza preavviso, aprendoci a un vuoto senza speranza. Le vicende capitate a José, alla madre e a Nina intavolano una riflessione complessa e delicata sul valore della vita e della famiglia e sull’assoluta necessità di non abbandonare chi viene travolto dalla sofferenza.
Il protagonista della triplice “gestazione” è José, autentica interpretazione di Edoardo Verástegui, che tiene insieme le fila di un racconto che si dipana in un’intera giornata a New York, inframmezzata da nitidi flashback (viaggi nel passato) e da ovattati flash forward (viaggi nel futuro) fatti d’immagini, musica e sguardi.
Quest’ultimo tocco di regia che procede per sottrazione, negando l’elemento verbale, è una mossa sapiente che consente allo spettatore di lasciar andare il cuore al di sopra della ragione. È come se il regista chiedesse allo spettatore di pronunciare personalmente quelle parole che non sentiamo.
E di desiderarle fino in fondo. Sussurrare a noi stessi di non uccidere la vita che esplode dentro e di amare il fratello che il giorno prima ci ha ferito confessandogli che vogliamo prenderci in affido una bimba “bella”.
All’uscita statunitense del film i vescovi americani invitarono i fedeli a non mancare alle proiezioni e a promuoverne il messaggio. Il premio del pubblico “People’s Choice Award 2006” del Toronto international film festival, già riservato in passato a grandi opere da Oscar come La vita è bella, American Beauty, Hotel Rwanda, Il suo nome è Tsotsi, che ne ha attestato il valore artistico oltre che la qualità tematica, non è bastato a convincere i distributori italiani all’acquisto dell’opera.
«L’Acec (associazione cattolica esercenti cinema) – spiega Francesco Giraldo, segretario nazionale – congiuntamente a Microcinema, che è titolare dei diritti commerciali del film, ha valutato di promuovere e distribuire il film all’interno non solo delle sale della comunità, ma anche presso quelle sale, non associate al proprio circuito, che saranno interessate ad averlo.
L’associazione delle sale della comunità si è vista costretta a fare questa operazione perché nessuna casa di distribuzione era interessata ad acquistare il film e in futuro si muoverà sempre più spesso in questa direzione per far circuitare quei film che corrispondono a un’idea culturale di cinema vicina a una visione cristiana della vita».
Per organizzare proiezioni nelle sale della comunità, nelle comunità parrocchiali, con il Movimento per la vita e le associazioni è possibile contattare il Sas (servizio assistenza sale) del Centro padovano della comunicazione sociale: 049-8771759, fax 049-8771760 e sas.acecpadova@diocesipadova.it
Arianna Prevedello
DOVE VEDERLO - Proiezioni a Padova
Da segnare in agenda le primissime visioni di Bella a Padova. In centro storico l’Mpx-Multisala Pio X di via Bonporti 22, in collaborazione con il Movimento per la vita di Padova, dedica una tre giorni dal 26 al 28 gennaio con proiezioni alle ore 18.15, 20.15 e 22.20. Nell’ambito degli appuntamenti della “Settimana don Bosco”, il consiglio pastorale della parrocchia di San Giovanni Bosco propone come riflessione educativa per genitori e famiglie una proiezione gratuita giovedì 28 gennaio alle ore 21 al Piccolo teatro in via Asolo 2. Seguirà un confronto animato dal salesiano don Francesco Da Re. Le proiezioni in entrambi i cinema sono in digitale con tecnologia Microcinema.