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Suore Domenicane

Le chiamiamo:
SUORE: perché consacrate a Dio nella Chiesa per la vita del mondo;
DOMENICANE: perché impegnate come San Domenico, nell’ annuncio del Vangelo con la Parola e con la Vita;
Della BEATA IMELDA: perché, come lei, innamorate e offerte totalmente a Gesù Eucaristia.

LA SUA STORIA: Imelda nacque a Bologna verso il 1320. Ancora fanciulla entrò in un convento domenicano della città. Impaziente di ricevere Gesù Eucaristia nel suo cuore, nonostante non avesse ancora l’età prescritta, supplicava tutti di esaudirla e cercava di meritare questo grande dono con la bontà della vita.
Gesù stesso, prodigiosamente, le si comunicò e il cuore di Imelda non resistette per la grande gioia. Era il 12 maggio 1333. per il suo grande desiderio di Gesù Eucaristia è considerata patrona dei bambini che lo ricevono per la prima volta.
La giovanissima Imelda vive in un’epoca lontana e ricca di valori: quella della società italiana dei liberi Comuni che sviluppa che sviluppa anche nelle famiglie e nelle persone una forte capacità di porsi in modo libero nella vita. La sua è una famiglia benestante e ben fondata sulla fede.

Imelda respira i problemi della società e conosce il mondo cristiano per rispondervi. Secondo l’usanza dell’epoca, viene ben presto collocata dai genitori in una situazione favorevole ad una educazione completa, umana e cristiana, possibile nei conventi del tempo. Per Imelda viene scelto il monastero domenicano di Valdipietra, a Bologna, fuori porta Saragozza.


Storia della Comunità delle Suore Imeldine alle Grazie di Este”

Il 19 marzo 1923, solennità di san Giuseppe, il fondatore, servo di Dio padre Giocondo Pio Lorgna (nato il 27 settembre 1870 in provincia di Massa Carrara ed entrato nell’Ordine domenicano nel 1889), accompagnò le prime tre suore imeldine al loro ingresso alle Grazie di Este.
Era questa la prima casa filiale che le Suore Domenicane della Beata Imelda aprivano. Il 30 ottobre precedente era nata ufficialmente la Congregazione, con la vestizione delle prime 10 suore col bianco abito domenicano.
La cerimonia era stata presieduta dal fondatore stesso nella basilica veneziana dei santi Giovanni e Paolo, dove egli era parroco da 17 anni.
Don Carlo Riva, allora parroco delle Grazie, era venuto a conoscenza dell’evento in modo un po’ strano.

Era a Venezia per chiedere ad un Istituto religioso alcune suore per l’asilo che si progettava di aprire in parrocchia, ed era entrato per caso ai Santi Giovanni e Paolo durante la cerimonia di vestizione delle suore imeldine.
Intuì subito che queste suore dovevano venire ad Este. Subito aveva contattato il p. Giocondo. Dopo brevi trattative e più visite del fondatore alle Grazie, si stabilì di aprire appena possibile la casa: il desiderio degli estensi si avverava. Dopo 153 anni ritornava così a Este un virgulto del grande albero domenicano.
Ora le suore ritornavano a ripristinare l’antica presenza domenicana, testimoniata ancora oggi in Basilica.
Con entusiasmo le prime suore si misero subito a lavorare in questa che era la prima casa filiale del neonato Istituto. Esse presero dimora in un modesto alloggio ricavato al secondo piano dell’edificio adibito ancora oggi a casa canonica, con ingresso autonomo al numero 55 di via P. Umberto.
Subito fu allestita una cappella nelle adiacenze, dove le suore avrebbero curato l’adorazione eucaristica; al primo piano e al piano terra vi erano i locali per la scuola materna e per il patronato.
Per 46 anni le Imeldine abitarono qui: dal 1969 si trasferirono nell’alloggio attuale al di sopra delle sacrestie.
“Sia lodato ogni momento!” si salutava quando si incontrava una suora, la quale prontamente rispondeva “Il Santissimo Sacramento!”: questo era il motto che p. Giocondo aveva voluto come saluto per le suore, sia in casa che fuori. E numerose vocazioni fiorirono, almeno fino agli anni ’60.
Le Imeldine seppero trapiantare il loro seme in terre meno sterili, e nacquero – dopo la provincia brasiliana già autonoma da decenni – le missioni in Camerun, Filippine, Albania e Bolivia.
Nel 1995 la casa di Este venne purtroppo chiusa dopo 72 anni: non c’erano più suore disponibili per la gestione della scuola materna.
Dopo tre anni, nel 75° della prima apertura, la parrocchia delle Grazie ed Este tutta, ebbe la gioia di rivedere il ritorno delle sue Suore!



Qualche curiosità: “La Costituzione fondamentale”
Eredi dello spirito di Padre Giocondo e custodi del suo testamento, aumentano la volontà profonda di fedeltà ai suoi insegnamenti, da ciascuna di loro amorosamente scrutati e tradotti in impegno di vita.


Padre Giocondo Pio Lorgna, domenicano appassionato ed ardente fin dai primi anni del suo sacerdozio, ebbe l’ispirazione di dar vita ad una Congregazione domenicana femminile che incarnasse e perpetuasse lo spirito contemplativo apostolico di S. Domenico, mettendone in risalto il grande amore all’ Eucaristia, "fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione".
Egli fondò quindi la Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda che volle aggregata all’Ordine dei Predicatori perché si nutrisse e vivesse dello spirito di S. Domenico, e che affidò alla protezione della Beata Imelda Lambertini, perché avesse in lei un modello di amore eucaristico.
La forma di vita desiderata dal Fondatore le impegna ad essere fedeli alle esigenze della vita comune e all’osservanza dei consigli evangelici, fervorose nella celebrazione comunitaria della liturgia eucaristica e delle ore, nell’orazione privata specialmente di adorazione, assidue nello studio, perseveranti nella regolare osservanza.

Per attuare la loro missione (di annunciare dovunque, con la vita, con le parole e con le opere, il mistero eucaristico) si dedicano ad attività di carattere formativo, orientando la loro azione apostolica specialmente verso i bambini, i fanciulli, i giovani: le suore hanno cercato e cercano ancora oggi di rispondere alle esigenze educative e pastorali della comunità cristiana e del territorio, prima soprattutto attraverso l’educazione dei bambini della scuola materna, poi dal 1998, mediante l’insegnamento della Religione cattolica nella scuola statale e la pastorale giovanile e parrocchiale.



Pubblicato su: 2005-10-11 (4693 letture)

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