Le origini della chiesa di Santa Maria delle Grazie
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Le origini della chiesa di Santa Maria delle Grazie, dalla metà del 1400 ai giorni nostri

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, con la sua grande cupola e il campanile lievemente spostato, svetta al di sopra della città; quando si arriva a Este si vede da lontano e subito dà  un senso di grande maestosità; da ogni prospettiva, intorno all’abitato, rimane sempre un punto di riferimento. Quando si arriva alla chiesa  si accede da una facciata non rifinita e il sagrato è stretto e a ridosso della strada. Racchiude in sé oltre 500 anni di storia e l’atmosfera che si coglie quando si entra  è intensa, quella di un luogo molto amato  dove l’amore per la Madonna ha alimentato e sempre sostiene una  fede profonda.

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La grande icona, posta in alto al centro dell’ambulacro, cattura subito lo sguardo e accoglie la devozione dei fedeli; il volto dolce e sereno e la mano che indica Gesù riassumono, in modo straordinario, la peculiarità della nostra fede.  Nel corso del tempo sono state impegnate innumerevoli  energie, concretizzate  tante idee, spesi molti  denari per realizzare ciò di cui noi, oggi, possiamo godere: una splendida basilica.

Il testamento di Taddeo d’Este

mappa-luogo-costruzioneL’inizio di tutto questo lo si deve all’illuminata e generosa volontà testamentaria di Taddeo d’Este. Taddeo d’Este nato nel 1384, figlio di Azzo X, del ramo cadetto dei Marchesi d’Este, capitano al servizio della Repubblica di Venezia, aveva, come precedentemente suo padre, fissato la sua dimora a Este. La famiglia aveva molti possedimenti in zona in particolare il grande palazzo con annessi rustici, magazzini, giardini e broli poco all’interno delle mura in prossimità di porta San Martino. Tatteo d’Este stilò il suo primo testamento nel 1434 nel quale stabilì una rendita per la chiesa di San Francesco in Este, dove era sepolto il padre, e una grossa eredità per l’Ordine Domenicano affinché fosse costruito un convento con annessa una chiesa dedicata alla Santa Maria Vergine che, specifica Taddeo nel testamento, avrebbe dovuto ispirarsi a quella dell’abbazia  di Carceri, anch’essa voluta dai suoi avi. Il testamento fissò anche il luogo, cioè subito fuori le mura sempre in prossimità di porta San Martino.

La richiesta dell’Ordine dei Domenicani

bolla-papaleQuesto testamento fu rivisto nel 1443 quando il figlio Bertoldo aveva 9 anni; egli lasciò comunque invariata la volontà per la costruzione del convento e della chiesa.  Taddeo morì, improvvisamente nel 1448, a Brescia e dopo i solenni funerali, fu portato a Este nella chiesa di San Francesco.  La volontà del secondo testamento di Taddeo forse non fu ben interpretata e il figlio Bertoldo non iniziò le opere desiderate dal padre; o, forse, non fece  a tempo perché anch’egli capitano della Repubblica di Venezia, morì molto giovane a soli 29 anni. Anche lui fu sepolto a Este nella chiesa di San Francesco.  Morto Bertoldo, in assenza di un suo testamento specifico, proprio dalla Repubblica di Venezia, venne l’indicazione di porre inizio alla volontà di Taddeo per la costruzione del convento e della chiesa. Dall’Ordine dei Domenicani venne la richiesta di potere eseguire tali opere non fuori le mura in un terreno basso e soggetto a frequenti inondazioni, ma di usufruire degli spazi e delle strutture del palazzo dei Marchesi posto come detto, all’interno delle mura compreso tra via Vallesina e la via pubblica in prossimità di porta San Martino.

1489, pianta della chiesa

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Questo spostamento avrebbe contribuito anche al  contenimento delle spese in quanto si modificava  e costruiva sull’esistente. Per questo spostamento però fu necessaria una bolla papale di Paolo II del 1468 che concesse il permesso  in deroga alle regole di Bonifacio VIII nelle quali si stabiliva che i monasteri appartenenti ad un “ordine mendicante” non potevano stare entro le mura.

Il vescovo Pietro Barozzi

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Superato anche questo scoglio iniziarono  i lavori, prima del convento e subito dopo della Chiesa che fu consacrata il 2 febbraio del 1479 dal vescovo esule, domenicano, Scutari Francesco Xanti; nel contempo ricevette il titolo di Santa Maria delle Grazie e per la prima volta venne posta sull’altare maggiore l’icona della Madonna.  Una dettagliata descrizione della chiesa si trova nella relazione fatta in occasione della visita pastorale del vescovo Pietro Barozzi nel 1489.

L’antica chiesa rimase invariata nelle strutture murarie per circa due secoli, mentre l’interno subì parecchie variazioni negli apparati e negli arredi sacri. Esistono testimonianze sull’Antica chiesa in particolare, Girolamo Atestino, in un suo poemetto alla fine del 1400, dedicò alcuni versi alla Madonna delle Grazie con i quali celebrava la devozione dei cittadini.  All’inizio del 1600 ci furono delle modifiche all’abside che fu allargata e ampliata per dare una migliore posizione all’icona; nella navata, nella parete sud, furono aggiunte due cappelle laterali; successivamente  fu commissionato un nuovo coro ligneo che fu sistemato nella rinnovata abside.  Nonostante i numerosi lavori di ampliamento, abbellimento e arredo, la chiesa appariva sempre scomoda e piccola e i Padri Domenicani, durante il capitolo del 1716, decisero per la costruzione di una nuova chiesa che da subito fu pensata in posizione ortogonale rispetto a quella esistente.

ampliamenti

Il piano fu approvato dai superiori di Padova e i lavori di progettazione, dei quali però non si conserva traccia, furono veloci e il 5 agosto 1717 fu posta la prima pietra. La volontà di costruire una nuova chiesa più ampia e con la facciata rivolta verso la strada pubblica era molto forte, ma altrettanto forti e articolate furono le difficoltà nel trovare i fondi. Quasi tutte le rendite del convento furono impegnate in questa impresa e i padri riuscirono, oltre alle  donazioni di privati e devoti, a reperire aiuti dalla Magnifica Comunità di Este, dal Monte di Pietà e dalle due più importante confraternite attive in Santa Maria delle Grazie. La costruzione comunque fu lenta e a stralci; nelle pareti esterne è ancora visibile questo alternarsi di materiali, in tempi diversi.

La coesistenza dei due edifici

muratureQuando la costruzione del nuovo edificio fu a ridosso della chiesa antica, nell’impossibilità di eseguire in tempi brevi l’abbattimento della stessa, i Padri Domenicani decisero per una soluzione intermedia: chiusero la nuova chiesa con una parete provvisoria e così il 6 febbraio 1729, dodici anni dopo l’inizio dei lavori, il nuovo edificio fu benedetto e con una solenne processione furono trasportati l’icona e i Santissimo Sacramento. E’ veramente curiosa questa coesistenza dei due edifici e molto apprezzabile la costanza dei Padri Domenicani nel perseguire il raggiungimento dell’obiettivo.

Nel 1745 fu ultimata nelle opere murarie

lapieta2I lavori andarono avanti, soprattutto all’interno della chiesa, sempre a stralci, solo nel 1736 fu possibile iniziare la demolizione dell’antica chiesa che parzialmente poggiava sulle mura del convento stesso. Fu durante questi lavori di abbattimento che fu scoperto un lacerto di affresco rappresentante la Pietà. Questo evento, considerato miracoloso, suscitò molta emozione tra i devoti tanto da aumentare in modo cospicuo le elemosini e le donazioni che, insieme alla vendita di alcuni arredi della vecchia chiesa, permisero di continuare i lavori in modo abbastanza continuativo. Nel 1745 la nuova chiesa si poté considerare ultimata nelle opere murarie e negli arredi essenziali, ma i lavori di rifinitura continuarono nel tempo perché i Padri Domenicani avevano sempre in animo di poter fare la solenne consacrazione.

In realtà non ci riuscirono perché nel 1769 la Repubblica di Venezia decise la soppressione di numerosi conventi del territorio considerandoli economicamente dispendiosi e poco obbedienti alle regole dettate dai vari ordini. In realtà la repubblica di Venezia con questa operazione cercava di ricavare fondi con la vendita a privati, dei beni immobili ad esclusione, fortunatamente, dei luoghi di culto.  Il terreno e il convento furono in breve tempo acquistati dal medico veneziano Vincenzo Tressi che iniziò l’abbattimento parziale del convento per ricavarne abitazioni civili. Così nel settembre del  1770 con grande dispiacere dei cittadini, i Padri lasciarono il convento e la città di Este e coloro che non erano nativi del Veneto dovettero andare fuori confine!!

1776, da chiesa a parrocchia

sanmartinoI Padri Domenicani comunque lasciarono praticamente intatta la chiesa e la sacrestia con gli arredi sacri e le opera d’arte al loro interno.  Ad appena un mese di distanza dalla loro partenza, l’allora parroco di San Martino don Antonio Rizzi, ebbe una felice intuizione: chiese alla repubblica di Venezia, assieme ad alcuni parrocchiani, la custodia e l’uso della Chiesa di Santa Maria delle Grazie con l’intenzione di farne la nuova sede della sua parrocchia perché la chiesa San Martino si presentava oramai piccola e angusta per il numero crescente di parrocchiani. La proposta fu accolta e in breve tempo, già a maggio del 1771, fu redatto il verbale di consegna della chiesa e della sacrestia e fu stilato  un dettagliato inventario degli arredi sacri e delle opere d’arte prese in carico.  Il Vescovo di Padova poi ufficializzò lo spostamento della sede della parrocchia da San martino a Santa Maria delle Grazie e nel 1776 Nicolò Antonio Giustiniani presidiò la solenne consacrazione di Santa Maria delle Grazie, attuando così ciò che avevano ardentemente sperato, i Padri Domenicani. Nei decenni che se seguirono molti furono i lavori di adattamento e arredo tra i più importanti ricordiamo la ricostruzione del campanile 1827-1832; la costruzione della grande cupola finita nel 1889.

Il voto fatto dalla città di Este

doncarlorivaDopo la prima guerra mondiale nel 1924 avendo fornito una cospicua documentazione della frequentazione religiosa e spirituale della chiesa oltre che agli aspetti puramente artistici, il papa Pio XI concesse alla chiesa il titolo di Basilica, durante il 1925 ci fu l’incoronazione solenne della Madonna e nello stesso periodo iniziarono i lavori per la costruzione dell’ambulacro. Dopo la seconda guerra mondiale in assolvimento di un voto fatto dalla città di Este nel 1943 e ripetuto nel 1944 durante i quali lo stesso parroco della Basilica don Carlo Riva aveva offerto la propria vita per la salvezza per preservare la città di Este, fu progettato e costruito il nuovo altare maggiore inaugurato da Girolamo Bortignon bel 1950.  Nel 1965 un grande e pericoloso incendio devastò la sacrestia distruggendo molte opere d’arte ma per fortuna la chiesa fu preservata e i danni furono solamente quelli causati dal fumo nero e non ci furono vittime umane. Seguì la ricostruzione della sacrestia e delle altre opere parrocchiali in particolare dell’asilo. Nel 1991 iniziarono i lavori di restauro dell’interno della chiesa soprattutto degli affreschi che sono durati fino al 2006. Attualmente la chiesa gode di un ottimo apparato tecnologico comprendente tutti gli aspetti che  favoriscono la  partecipazione attiva  ai riti e alle funzioni religiose: riscaldamento, microfoni, illuminazione e anche ciò che  riguarda la sicurezza con l’impianto antifurto e antiincendio.

Se volete approfondire la conoscenza sulla chiesa di San Martino di Este, cercate in libreria la nuova pubblicazione di Bruno Cogo dal titolo “LA CHIESA DI SAN MARTINO IN ESTE di BRUNO COGO”. La pubblicazione è sostenuta finanziariamente da “Italia Nostra” sez. di Este. Scarica la copertina del volume in formato PDF: san-martino-copertina

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Dettagli storico artistici

Prosegui la lettura con la descrizione della cupola, della navata e dell’altare maggiore.