La basilica e il territorio

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La basilica e il territorio

Per il viaggiatore che si trova a transitare lungo la S.S. 10 Padana Inferiore, provenendo da Montagnana o da Padova, l’incontro con la città di Este è di grande impatto: torri, ponti, campanili disseminati in un centro abitato che deve il suo nome al fiume Adige (Athesis) che un tempo remoto lo bagnava.

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Questa zona meridionale dei Colli Euganei era abitata dai Veneti antichi, romanizzata col passare dei secoli e poi distrutta dai Barbari di Attila; da villaggio rurale a cui era stata ridotta, visse successivamente anni fecondi ai tempi dei Signori d’Este a seguito trasferitisi a Ferrara, per poi riperdere lo splendore a seguito del dominio di varie Signorie. Finalmente l’annessione alla Repubblica di Venezia la portò alla pace, ma lo sviluppo che ne seguì fu interrotto dalla pestilenza dei primi del 1600. L’affermarsi dell’impero di Napoleone e poi l’annessione al Regno d’Italia permise il riordino amministrativo che generò l’istituzione delle scuole pubbliche e promosse lo sviluppo delle attività artigianali (fra le più antiche la manifattura della ceramica) e rurali ancora oggi presenti, più ancora di quelle industriali che avevano caratterizzato l’economia cittadina della fine del secolo scorso. E’ oggi un centro di circa 16.000 abitanti all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, vicina alle omonime Terme, con alcune frazioni che si estendono nella pianura circostante.

Capolavori poco conosciuti

pic-zanchiIl turista, alla ricerca di capolavori poco conosciuti, tipici dei borghi che solitamente sono ai confini dei soliti circuiti turistici, non può rinunciare alla visita alla Chiesa di S.Maria delle Grazie, ove si possono ammirare fra altre opere artistiche una tela dello Zanchi (Pala di San Domenico), una croce lignea dell’Angelo con il rotolo della Scrittura di notevole pregio, l’altare di marmo policromo del SS.mo Sacramento e la più importante: l’Icona bizantina cretese adornata da un dossale riccamente scolpito che dà il nome a questo Santuario. Il suo interesse e la sua passione per l’arte non saranno delusi.

Per grazia ricevuta

pic-graziePer il pellegrino la sosta in questa Basilica non può mancare, per chiedere o rendere grazie alla Madonna che tanto concede ai fedeli che la supplicano. La chiesa dedicata alla Vergine Maria delle Grazie era presente nel palazzo del Marchese Bertoldo, fu poi affidata ai frati conventuali di S.Domenico; nella metà del 1500 fu ricostruita e ampliata, in modo che l’icona della Madonna potesse essere “riverita et honorata”. Fu mèta per molti devoti alla richiesta di suppliche contro le calamità naturali e le malattie. Nei secoli successivi molti ringraziarono con cuori d’argento “per grazia ricevuta” fino al dono delle corone e dei gioielli che arricchirono l’immagine di Maria.

Odighitria

pic-iconaE’ ancora oggi possibile accedere all’ambulacro dove si venera la Vergine delle Grazie per accendere un lume e aprirsi alla preghiera; è l’icona bizantina portata da Costantinopoli e donata ai Domenicani che attira lo sguardo fin dall’ingresso in basilica e che sembra attrarre i suoi figli, ergendosi sopra tutte le altre opere e indicando ai fedeli Colui che debbono seguire: il Figlio. E’ l’Odighitria. Lo sguardo poi si apre anche alla monumentale costruzione a croce latina ad un’unica navata che permette di indirizzare subito l’attenzione del fedele sull’immagine Vergine qui venerata;

Mentre si percorre il lungo transito che porta al breve transetto, lo sguardo si posa sui sei altari collocati in altrettanti cappelle, si alza verso il soffitto dipinto con figure umane ed angeliche, decori floreali e illuminato da colorate vetrate, che riportano le più amate preghiere mariane, si posa sulle numerose statue in pietra e in marmo;

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Poi si apre verso la maestosa cupola che sovrasta e tiene insieme gli altari del SS.mo Sacramento a sinistra, l’Altare della Beata Vergine del Rosario a destra e l’Altare Maggiore al centro, ricollocato dopo il Concilio Vaticano II in modo che i fedeli potessero prendere parte in maniera più diretta al sacrificio eucaristico, voluto da don Carlo Riva quale voto per la salvezza di Este dalla distruzione della guerra in atto nel 1945 e che sottolinea ai fedeli con le sue statue e i suoi bassorilievi bronzei il mistero dell’Incarnazione posto in chiave mariana. Al di là, il coro ligneo in noce massiccio, riccamente decorato con figure di monaci, frutta, animali simbolici e iscrizioni sembra accogliere e abbracciare chi si avvicina alla sacra mensa.

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Durante l’adorazione delle Quarant’ore un imponente apparato in legno intagliato e dorato rende maestosa e solenne l’esposizione dl SS.mo Sacramento.
A destra dell’ingresso è possibile soffermarsi nella Cappella della Pietà per l’adorazione quotidiana.
Questo Santuario, chiesa parrocchiale dal 1771 (a seguito del trasferimento dei titoli e diritti parrocchiali dalla Chiesa di S.Martino) e innalzata al privilegio di Basilica Minore dal 1924, festeggia la sua Patrona l’8 settembre, ricorrenza della SS.ma Natività di Maria.

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Le origini della chiesa

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