Bollettino del 4 ottobre 2015

Bollettino del 4 ottobre 2015

By In Bollettino On 5 ottobre 2015


XXVII domenica del Tempo Ordinario
4 ottobre 2015 – (III settimana del Salterio)

Letture:
Genesi 2,18-24;
Salmo 127;
Ebrei 2,9-11;
Marco 10,2-16

COLLETTA
Dio, che hai creato l’uomo e la donna, perché i due siano una vita sola, principio dell’armonia libera e necessaria che si realizza nell’amore; per opera del tuo Spirito riporta i figli di Adamo alla santità delle prime origini, e dona loro un cuore fedele perché nessun potere umano osi dividere ciò che tu stesso hai unito. Per il nostro Signore…

Il profondo legame che unisce l’uomo e la donna ha nel testo della Genesi (prima lettura) due note essenziali: è superiore a qualsiasi altro legame, compreso quello coi genitori, che nei comandamenti viene subito dopo i rapporti con Dio; è così intimo e profondo sul piano del corpo e dello spirito, da formare un solo essere.
A questo pensa Gesù, quando riafferma la indissolubilità del vincolo matrimoniale, che era stata allentata dalla concessione del libello di divorzio. Gesù ha ribadito l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Una creatura umana si da ad un’altra creatura umana.
Tanto serio è l’impegno reciproco! E Gesù non intende il matrimonio soltanto come istituzione esteriore: va in profondità. Tutta la persona deve mantenersi libera per l’altro. Per Gesù si tratta di dare all’amore la sua occasione più grande e duratura.

Le parole del vescovo Claudio dopo l’ordinazione episcopale

Che cosa è successo in questa stupenda Chiesa del Signore radunata in questa bella basilica? L’evento di Grazia che ci ha coinvolti e che si è manifestato tramite silenzi, parole e gesti, volti di uomini e donne, presenze spirituali, ritmi e canti, mi porta a dire Grazie: Lode al Padre, al Figlio, allo Spirito, lode a Gesù e alla sua potente presenza di Risorto in mezzo a noi. Onore alla santa Chiesa custode di queste meraviglie. Questa esperienza che ha provocato in me qualcosa di nuovo, sarà conservata a lungo nel cuore di tutti; e avremo bisogno di tempo, di anni per poter comprendere con la ragione ciò che i nostri sensi oggi hanno   ‘toccato’ e che la fede, come sguardo profondo, ci fa vedere.
Così è il mistero di Dio: prende e avvolge, e poi lo scopri. Così è di una comunità, di un’amicizia: le conosci, le frequenti e poi le comprendi e le apprezzi.  Inizio dai motivi del grazie che riguardano me, la mia persona perché sono al centro dell’attenzione della Chiesa; mi perdonerete per questo!  Ma invito ciascuno di voi a fare altrettanto andando a casa.
Io ho ricevuto un anello e ho ricevuto un pastorale. L’anello mi assimila agli sposi, il pastorale ai pastori. D. Bonhoffer ha sottolineato come il matrimonio sia punto di arrivo di un cammino e che manifesta innanzitutto la grandezza di un uomo e di una donna che sanno dire un “SÍ”. Un “sì” adulto, robusto, con alle spalle il percorso della vita: la famiglia di origine, le relazioni di affetto, l’educazione del carattere, della volontà. Questo “sì” ha alle spalle una vita concreta, anni e luoghi, incontri ed esperienze. (…)
Il pastorale indica il mio futuro di uomo e di cristiano chiamato a servire e ad amare come diacono, come prete e come vescovo. Nel ricciolo è rappresentato un agnello vittorioso che affronta con potenza il serpente antico. L’amore vince l’odio! Il Cristo stesso, elevato da terra, attira tutti a sé e salva.
Che cosa è successo? La vostra preghiera unita a quella dei santi e delle sante, ha trasformato un coccio, un debole vaso di creta, un po’ sgretolato, in un contenitore di Grazia e di Potenza nello Spirito di Gesù.
Anch’io mi nascondo dietro al Pastorale quando parla il Signore, mi devo impreziosire con queste vesti perché non vediate più me e la mia umanità e la mia povertà, ma Gesù stesso, il Signore fedele, attento alla pecorella smarrita e a quella stanca.
Le mie mani, i miei piedi, le mie parole, pur essendo mie, stanche e screpolate, saranno mani, piedi e parole di Gesù! Dovranno annunciare che il pastore buono e fedele non ci ha abbandonati. Mostrerò lui e il suo volto. Se ne sarò capace, è chiaro che non sarà per merito mio! O Signore, che io sia chiamato a tanto è cosa straordinaria: questo è un miracolo! A te la mia lode, a te la mia vita!
Andrò a Padova e amerò come fratelli e sorelle tutti i tuoi fratelli e le tue sorelle, i privilegiati saranno i più deboli: lo farò nel tuo nome e con la tua forza. Cercherò lì la mia gioia!  Risponderò alla tua chiamata amando, amando, amando… come Pietro: alla luce delle mie debolezze, ricco solo del tuo mandato!
Anche per me sono le parole del Vangelo che ho scelto come luce e guida per il mio servizio: coraggio, alzati, ti chiama
Ma è mia anche l’invocazione di Bartimeo: Figlio di Davide, Gesù, Signore, abbia pietà di me!
(il testo completo lo si trova nel settimanale diocesano La Difesa del Popolo e nel sito della diocesi http://www.diocesipadova.it/diocesi_di_padova/news___in_evidenza/00009470_Il_vescovo_di_Padova_Claudio)

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